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Storia frastornata
In una giungla viveva un osso bucato: era un pò mordicchiato,
come se qualcuno l’avesse mangiato.
Un giorno una tigre lo notò: - Tu, miserabile, che ci fai in
questa foresta feroce? -
Ma l’osso, cambiando nettamente discorso, gli rispose allegramente:
- Ciao, mi chiamo Piersandro!!! -
E, all’improvviso, una rete fatta di metallo li catturò.
Due omacci grossi e forzuti portarono la tigre e l’osso bucato
in uno strano capannone decorato con tanti nastri d’oro e fili
d’argento.
Poi i due uomini sbatterono l’osso bucato e la tigre in una
gabbia. L’osso bucato sussurrò alla tigre: - Ma dove
siamo finiti? -
Con un silenzioso mormorio la tigre gli rispose: - Mi sa che siamo
finiti nel bel mezzo di uno spettacolo del circo. -
Infatti una voce urlante gridò che una tigre stava per entrare
in scena (l’osso bucato era troppo piccolo per essere notato).
Quindi tutti videro solo la tigre che non ruggiva. L’osso bucato
invece parlava a raffica, così tutti pensarono che fosse la
tigre a parlare. Uno spettacolo da non perdere!!!
Il pubblico si alzò in piedi e applaudì con entusiasmo.
Anche il direttore del circo rimase stupito. A notte fonda la tigre
sentì il discorso che stava facendo il direttore: - Andrò
a Napoli e faremo un sacco di soldi! -
La tigre, tutta allarmata, svegliò l’ossso bucato: -
Ci vogliono portare a Napoli... come faremo a ritornare nella giungla!
- Piersandro ribattè: - Beh, visiteremo tutto il mondo e poi
ci riporteranno nella giungla! -
Arrivò il famoso giorno. In un attimo arrivarono a Napoli.
Piersandro e la tigre erano meravigliati: ormai erano amici per la
pelle.
Lo spettacolo iniziava alle 7.00 di sera.
- Abbiamo un sacco di tempo per farci un bel sonnellino - disse Piersandro,
con uno sbadiglio. La tigre annuì, anche lei con le palpebre
cadenti. Il risultato? Dormirono così tanto che si dimenticarono
dello spettacolo! Tutti i numeri di acrobazie e di balletti erano
stati già eseguiti e mancava solo lo spettacolo della tigre.
Il pubblico, deluso, si alzò in piedi e buttò pomodori
e lattine di aranciata contro il pover’uomo, che non sapeva
più cosa fare. Così dalle città grandi e importanti
come Napoli, il circo passò alle isole come Minorca. - Ci manca
solo che mi spediscano in Polinesia... - piangeva il direttore.
Il piano della tigre era perfetto! Una volta arrivati a Minorca, il
direttore fece entrare per prima la tigre, per evitare che si addormentasse.
L’osso bucato allora non entrò in scena, così
come gli aveva detto l’amico. La tigre ruggì e si mise
in un angolino.
Non fu certo un bello spettacolo! Tutta l’isola, che era venuta
a vedere lo spettacolo della tigre parlante, rimase a bocca asciutta.
Il direttore era veramente disperato - No! Questa non è la
mia tigre parlante, me l’hanno rubata! - disse per non essere
umiliato di nuovo.
La notte seguente Piersandro sentì tutto il discorso del direttore.
- Ora basta! Questa tigre deve essere riportata subito nella giungla,
anche un osso bucato sarebbe capace di parlare meglio di lei!!! -
L’osso bucato rise sotto i baffi (anche se i baffi non ce li
aveva) pensando: - Eh eh, ma io non ci torno mica in questo circo!
-
Finalmente giunse il grande giorno. L’osso bucato si infilò
in un orecchio della tigre, che venne buttata fuori, e fu così
che insieme scoprirono il mondo.
Cecilia
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Viaggio intorno al mondo
Valerio era un bambino di dodici anni, che viveva in un piccolo appartamento
con la madre, perché il padre doveva girare tutta l’Europa
per lavoro. Era molto bravo a scuola, ma voleva tanto fare come il
padre, conoscere posti nuovi e bellissimi in tutto il mondo.
Questo sogno nel cassetto lo aveva anche una ragazza di nome Giulia,
di undici anni, figlia di una hostess di volo.
I due ragazzi non si conoscevano, perchè Valerio abitava in
Alto Adige, in provincia di Bolzano, mentre Giulia era romana di Frascati.
Un giorno Valerio chiese a suo padre, che era appena tornato da Parigi,
se poteva venire con lui a fare un viaggio, ma lui rispose che lo
avrebbe portato solo durante le vacanze, cosa che diceva ogni volta
che glielo chiedeva, e che poi non manteneva. Questa volta, però,
glielo chiese così tante volte che, esasperato, il padre accettò:
- Allora, partiremo per Roma. Visiteremo i Castelli Romani, come Frascati
e Grottaferrata, poi dovrò lavorare e ti lascerò con
una mia amica hostess che ho incontrato in aereo. Poi andremo al Colosseo
e a Piazza San Pietro, poi torneremo a casa. Ma sia chiaro, questa
è la prima e l’ultima volta che ti porto con me, capito?-
Valerio fece sì con la testa.
Il giorno dopo s’imbarcarono sul volo “Bolzano-Ciampino”
e, arrivati a destinazione, affittarono una macchina e partirono verso
Grottaferrata, che a Valerio sembrò molto graziosa. In seguito
andarono a Frascati, dove Pietro, padre di Valerio, lo lasciò
a casa della sua amica Laura, che aveva una figlia di nome Giulia.
Il ragazzo fece subito amicizia con Giulia e si misero a parlare:
della scuola, degli hobby, dei loro sogni nel cassetto. Scoprirono
d’avere entrambi lo stesso sogno nel cassetto. Continuarono
a parlare, fino a quando arrivò il padre di Valerio, che, secondo
lui, aveva un’espressione strana, più felice.
In macchina, Valerio chiese a suo padre:
- Dove sei andato?
- Cosa t’importa?
Valerio capì che il padre gli stava nascondendo qualcosa, quindi
ritentò:
- Dai, mi dici dove sei andato?
- Ok... forse ho trovato un lavoro qui a Roma e ci trasferiremo, forse
l’anno prossimo...
- Veramente? Non ci posso credere! Che bello! – Valerio dentro
di sé, però, era triste: non avrebbe più potuto
viaggiare.
Ma forse c’era una possibilità... certo! Se Giulia fosse
riuscita a convincere sua madre, forse lui avrebbe potuto ancora viaggiare.
Dopo aver visitato il Colosseo e Piazza San Pietro, fatto alcune fotografie
e mangiato una pizza in un ristorante turistico, fecero rotta verso
Ciampino. Salirono sull’aereo di ritorno. Una voce li accolse:
- Buongiorno, mi chiamo Piersandro e sono il comandante dell’aereo,
ho una comunicazione urgente da farvi: purtroppo l’aereo ha
un guasto, quindi dovrete restare a Roma fino a domani, quando verrà
un altro aereo a prendervi. Ci scusiamo per il disturbo.
- Che bello! - esclamò Valerio - così potremo restare
un altro giorno a Roma per visitare posti nuovi! – in realtà,
a Valerio, l’idea di restare a Roma per un altro giorno, piaceva
soprattutto perché poteva stare ancora a parlare con Giulia,
che il ragazzo aveva trovato molto simpatica.
Passarono il giorno seguente a visitare Rocca di Papa, poi, di pomeriggio,
il padre andò a lavorare, mentre Valerio rimase di nuovo a
casa di Giulia, che nel frattempo non era riuscita a convincere la
madre a portarla con lei nei suoi viaggi. Valerio in un attimo ritenne
esaurite tutte le possibilità future di viaggiare, ma ricacciò
nella mente quell’idea per pensare solo a divertirsi. I ragazzi
parlarono di vari argomenti, ma soprattutto della bellezza di viaggiare,
conoscere il mondo. Quando il papà di Valerio ritornò,
il ragazzo fu molto dispiaciuto di tornarsene a casa.
Una volta arrivato a casa, Valerio fu felice di raccontare alla mamma
cosa avevano fatto durante quei due giorni e anche la mamma fu molto
felice di sapere del trasferimento. Gli ultimi mesi dell’anno
scolastico passarono lentamente per Valerio, perché non riusciva
a pensare ad altro che a Roma e a Giulia. Il ragazzo studiava e si
impegnava meno degli altri anni, ma nonostante questo fu promosso
con la media del distinto. Il padre, capendolo, gli chiese che regalo
volesse e, se poteva, lo avrebbe accontentato. Lui disse.
- Non so se ti chiedo troppo... vorrei viaggiare con te intorno al
mondo.
- Beh, forse ti potrei accontentare. Ok, ma i posti in cui andremo
saranno una sorpresa e lo sarà anche la persona con cui andremo...
Intanto a Roma:
- Mamma, ma veramente mi porterai con te in alcuni dei tuoi viaggi?
- Sì, ma dove andremo sarà una sorpresa, poi verrà
anche qualcun altro con noi...
Passò qualche giorno e la scuola finì:
- Allora, questa volta vado a Napoli, vieni con me, vero?
- E me lo chiedi? Certo che vengo! Napoli è una città
magnifica! Andremo anche sul Vesuvio?
- Naturalmente. Allora, si parte domani, sei contento?
- Contentissimo, grazie papà! - esclamò Valerio. Il
dodicenne era molto curioso di sapere chi avrebbe trovato appena arrivato
a Napoli, ed aveva già un’idea...
Il giorno dopo, Valerio fu svegliato dal padre, che gli disse:
- Dai, forza, che altrimenti perdiamo l’aereo.
Il ragazzo si alzò di scatto, felice di visitare una nuova
città. I due andarono.
Arrivarono all’aeroporto. Valerio chiese al padre:
- Allora, mi dici chi è questa persona misteriosa?
- Lo scoprirai presto, stai tranquillo!
A Valerio non piaceva che il padre gli nascondesse qualcosa, ma continuò
a stare calmo perché, dopotutto, il padre gli stava facendo
un bel regalo.
Entrarono nell’aereo e partirono. Valerio, dall’aereo,
vide Bologna, Firenze, Roma, e finalmente Napoli. Scesero e lontano,
come Valerio aveva previsto, videro Giulia e sua madre. Il viaggio
a Napoli per Giulia e Valerio fu molto bello. Videro il Vesuvio, poi
fecero una passeggiata in centro e, mentre il papà del ragazzo
andava a lavorare, la mamma di Giulia, dopo aver affittato una macchina,
portò lei e Valerio a visitare la magnifica Reggia di Caserta.
Dopo due giorni tornarono a casa. Fu un’esperienza davvero bella.
Dopo una settimana passata ad eseguire i compiti delle vacanze, il
papà disse a Valerio: - Forza, andiamo all’aeroporto,
un nuovo viaggio ci attende. Andremo a Minorca.
- Minorca? Che città è? Dove si trova?
- Non è una città, è un’isola. Fa parte
delle isole Baleari insiema a Maiorca e Ibiza. E’ vicino alla
Spagna.
- E’ vero! Ora mi ricordo! Le ho studiate a scuola. Sì,
sono bellissime, grazie mille, papà.
- Di niente, voglio solo farti felice. Vestiti, che si parte tra due
ore. Ah, dimenticavo, portati il costume!
Valerio si andò a preparare. Arrivati all’aeroporto,
fecero i biglietti e partirono. Il viaggio fu più lungo delle
altre volte, ma non di molto. Arrivati a Valencia, presero un traghetto
che li portò a Minorca dove ad aspettarli, come al solito,
c’erano Giulia e sua madre. La vacanza durò tre giorni
e i quattro si divertirono da matti. Fu un peccato andare via. Tornarono
a casa e il padre disse a Valerio:
- Ora niente viaggi per qualche settimana. Devo andare a Roma per
vedere delle case belle, anche se ho già una vaga idea...
Valerio era un pò dispiaciuto, ma dovette accettare.
Il giorno dopo, il padre partì. Valerio passò un pò
di tempo con la mamma e le raccontò dell’ultima vacanza
al mare. La mamma di Valerio, dato l’entusiasmo con cui glielo
chiedeva suo figlio, decise di andare con lui e il marito nel prossimo
viaggio.
Dopo una settimana, il papà di Valerio tornò a casa
e disse felice al figlio:
- Lo sai dove ho trovato la casa?
- L’hai acquistata?
- Sì, e prova ad indovinare dove?
- Uhm, non saprei.
- Forza che ci arrivi.
- Non mi dire che...
- Sì...
- Non mi dire che l’hai presa vicino a quella di Giulia.
- Esatto saremo i loro vicini di casa.
- Sìììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì!
– urlò felice Valerio – che bello!
- A proposito, Giulia e sua madre non verranno in Egitto, hanno un
impegno.
- Non importa, tanto viene mamma. Andremo in Egitto? Wow, che bello!
-Visiteremo Tebe e Giza, con le piramidi. Dai, si parte domani.
- Sei fantastico, papà.
Il giorno seguente, si imbarcarono sull’aereo per Tebe. Il viaggio
fu bello, perché attraversarono tutta l’Italia meridionale
ed il Mediterraneo e arrivarono a Tebe.
Videro le tombe dei contadini, dove c’erano delle iscrizioni
in carattere geroglifico.
- Chissà cosa c’è scritto? - disse Valerio.
- C’è scritto “Un osso bucato e una tigre”
- disse una voce che li fece sobbalzare. - Buongiorno, sono il custode
di questo cimitero. Su quelle tombe ci sono scritti gli oggetti che
hanno messo nella tomba del defunto, perché gli antichi egizi
credevano nella vita dopo la morte.
Chiacchierarono con l’anziano signore, poi andarono a Giza a
vedere le piramidi. Erano veramente grandi e maestose.
“Chissà come avranno fatto gli egizi a costruirle”
si chiese tra sé e sé Valerio.
Dopo aver visto tutte le piramidi, tornarono a casa. Anche questo
era stato un bel viaggio.
Passò una settimana e iniziò il mese di agosto. I genitori
di Valerio si occupavano del trasferimento e lui stava tranquillo
a guardarli.
Quando fu tutto finito, il ragazzo e la famiglia andarono a Roma e
videro la bella casetta, tutta arredata.
Valerio andò a salutare Giulia, che disse:
- Lo sai, faremo insieme la seconda media, non è fantastico?
- Sì, naturalmente. Hai chiesto a tua madre...
- Certo - disse contenta la ragazza - ha accettato, e lo ha fatto
anche tuo padre. Potremo viaggiare insieme.
- Che bello!
I due ragazzi, senza farsi vedere da nessuno, si diedero un bacio
sulle labbra.
Così i due ragazzi viaggiarono insieme ogni volta che fu possibile
e finalmente il loro sogno si avverò: riuscirono a conoscere
il mondo.
Lorenzo
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