Ti racconto una Storia








In giro con Babbo Natale


C’era una volta una bambina di nome Isabella che aveva scritto una lettera a Babbo Natale che diceva:
“Caro Babbo Natale,
come stai?
Io vivo a Minorca, in una bella casa, e come regalo di Natale quest’anno vorrei vedere il mondo con il mio coniglietto e con te, sulla tua slitta, e vorrei anche che tu rispondessi alla mia lettera”
                        3000 bacioni
                                              Isabella
Quella notte Isabella sentì una lettera sotto il suo cuscino e così, si svegliò e cercò di leggere quello che c’era scritto.
Era la risposta di Babbo Natale!
Ma come era possibile? Lei aveva spedito la sua lettera dieci minuti fa!
C’era scritto:
“Cara Isabella,
come stai?
Vieni alla finestra e guarda in cielo.”
                       6000 bacioni
                                              Babbo Natale
Isabella corse alla finestra, la aprì e che cosa vide?
La slitta di Babbo Natale!!!
Babbo Natale le disse: “Vieni, sali sulla slitta con il tuo coniglietto!”
Isabella prese il suo coniglietto e salì sulla slitta.
Il coniglietto disse qualcosa nella sua lingua a Babbo Natale.
Isabella disse a Babbo Natale: “Il coniglietto ha detto: mi chiamo Piersandro.”
Isabella chiese a Babbo Natale: “Dove vai?”
Babbo Natale le rispose: “Vado a Napoli, o meglio, andiamo a Napoli!”
Isabella e Piersandro erano meravigliati nel vedere il mondo dall’alto, erano stupefatti e a bocca aperta. Volevano vedere bene il mondo dall’alto e preferivano andare lenti per osservare meglio. Babbo Natale qualche volta si fermava a dare dei regali alle persone povere.
Isabella chiese a Babbo Natale se poteva vedere la lista dei regali e lui le disse “Sì.”
Isabella lesse bene ma a un certo punto disse: “Babbo Natale, qui c’è scritto: un osso bucato e una tigre!”
Babbo Natale chiese: “C’è scritto un osso bucato e una tigre?!” Isabella rispose: “Sì!”
Babbo Natale le disse: “Vedi quella penna? cancella “un osso bucato e una tigre” e scrivi: “Una tigre di peluche e un osso di gomma.”
Isabella prese la penna e scrisse quello che Babbo Natale le aveva detto di scrivere. Babbo Natale si era ricordato appena in tempo di cancellare quel regalo dalla lista e scriverne un altro, perchè erano arrivati dove doveva consegnarlo.
Aveva sbagliato a scrivere quel regalo perchè i folletti aiutanti lo avevano distratto e lui si era subito scordato cosa doveva scrivere.
Comunque Babbo Natale si portava sempre una scorta di regali perchè se qualche regalo sbagliato veniva scritto, si poteva rimediare.
Isabella capì che Piersandro aveva fame e gli diede una carotina e un pezzo di lattuga. Piersandro aveva fame perchè avendo volato tanto sulla slitta aveva visto tutti quei begli alberi verdi e gli era venuta una gran fame.
Babbo Natale chiese a Isabella: “A Minorca avete dei parchi giochi?”
Isabella rispose: “Sì, ma perchè vuoi saperlo?”
Babbo Natale rispose: “Devo trovare parcheggio per la mia slitta.”
Isabella chiese: “Siamo arrivati?”
Babbo Natale le rispose: “Sì, ma porterò i regali a casa tua per ultimi, ok?”
Isabella rispose: “Ok!”
Isabella non si era accorta che avevano viaggiato per tutta la notte e che era quasi alba e doveva tornare a casa.
Quando Babbo Natale accompagnò Isabella a casa si salutarono tanto e poi Babbo Natale volò via.
Isabella pensò un pò prima di dormire... e pensò anche che raccontare l’esperienza ai suoi compagni di classe sarebbe stato tutto uno spreco perchè non ci avrebbero creduto!
Poi andò a dormire.
Il giorno dopo sotto l’albero Isabella trovò un regalo con un biglietto che diceva: “ Per Isabella a sorpresa” Isabella aprì il regalo e vide che era una divisa da Babbo Natale per lei!
Così ogni anno, senza che i genitori la vedessero, il 24 dicembre aiutava Babbo Natale a portare i regali con l’aiuto del suo caro amico coniglietto Piersandro e così lei e Piersandro finalmente riuscirono a conoscere il mondo!

Chiara







Storia frastornata


In una giungla viveva un osso bucato: era un pò mordicchiato, come se qualcuno l’avesse mangiato.
Un giorno una tigre lo notò: - Tu, miserabile, che ci fai in questa foresta feroce? -
Ma l’osso, cambiando nettamente discorso, gli rispose allegramente: - Ciao, mi chiamo Piersandro!!! -
E, all’improvviso, una rete fatta di metallo li catturò. Due omacci grossi e forzuti portarono la tigre e l’osso bucato in uno strano capannone decorato con tanti nastri d’oro e fili d’argento.
Poi i due uomini sbatterono l’osso bucato e la tigre in una gabbia. L’osso bucato sussurrò alla tigre: - Ma dove siamo finiti? -
Con un silenzioso mormorio la tigre gli rispose: - Mi sa che siamo finiti nel bel mezzo di uno spettacolo del circo. -
Infatti una voce urlante gridò che una tigre stava per entrare in scena (l’osso bucato era troppo piccolo per essere notato).
Quindi tutti videro solo la tigre che non ruggiva. L’osso bucato invece parlava a raffica, così tutti pensarono che fosse la tigre a parlare. Uno spettacolo da non perdere!!!
Il pubblico si alzò in piedi e applaudì con entusiasmo. Anche il direttore del circo rimase stupito. A notte fonda la tigre sentì il discorso che stava facendo il direttore: - Andrò a Napoli e faremo un sacco di soldi! -
La tigre, tutta allarmata, svegliò l’ossso bucato: - Ci vogliono portare a Napoli... come faremo a ritornare nella giungla! - Piersandro ribattè: - Beh, visiteremo tutto il mondo e poi ci riporteranno nella giungla! -
Arrivò il famoso giorno. In un attimo arrivarono a Napoli. Piersandro e la tigre erano meravigliati: ormai erano amici per la pelle.
Lo spettacolo iniziava alle 7.00 di sera.
- Abbiamo un sacco di tempo per farci un bel sonnellino - disse Piersandro, con uno sbadiglio. La tigre annuì, anche lei con le palpebre cadenti. Il risultato? Dormirono così tanto che si dimenticarono dello spettacolo! Tutti i numeri di acrobazie e di balletti erano stati già eseguiti e mancava solo lo spettacolo della tigre. Il pubblico, deluso, si alzò in piedi e buttò pomodori e lattine di aranciata contro il pover’uomo, che non sapeva più cosa fare. Così dalle città grandi e importanti come Napoli, il circo passò alle isole come Minorca. - Ci manca solo che mi spediscano in Polinesia... - piangeva il direttore.
Il piano della tigre era perfetto! Una volta arrivati a Minorca, il direttore fece entrare per prima la tigre, per evitare che si addormentasse. L’osso bucato allora non entrò in scena, così come gli aveva detto l’amico. La tigre ruggì e si mise in un angolino.
Non fu certo un bello spettacolo! Tutta l’isola, che era venuta a vedere lo spettacolo della tigre parlante, rimase a bocca asciutta. Il direttore era veramente disperato - No! Questa non è la mia tigre parlante, me l’hanno rubata! - disse per non essere umiliato di nuovo.
La notte seguente Piersandro sentì tutto il discorso del direttore. - Ora basta! Questa tigre deve essere riportata subito nella giungla, anche un osso bucato sarebbe capace di parlare meglio di lei!!! - L’osso bucato rise sotto i baffi (anche se i baffi non ce li aveva) pensando: - Eh eh, ma io non ci torno mica in questo circo! -
Finalmente giunse il grande giorno. L’osso bucato si infilò in un orecchio della tigre, che venne buttata fuori, e fu così che insieme scoprirono il mondo.

Cecilia







Viaggio intorno al mondo


Valerio era un bambino di dodici anni, che viveva in un piccolo appartamento con la madre, perché il padre doveva girare tutta l’Europa per lavoro. Era molto bravo a scuola, ma voleva tanto fare come il padre, conoscere posti nuovi e bellissimi in tutto il mondo.
Questo sogno nel cassetto lo aveva anche una ragazza di nome Giulia, di undici anni, figlia di una hostess di volo.
I due ragazzi non si conoscevano, perchè Valerio abitava in Alto Adige, in provincia di Bolzano, mentre Giulia era romana di Frascati.
Un giorno Valerio chiese a suo padre, che era appena tornato da Parigi, se poteva venire con lui a fare un viaggio, ma lui rispose che lo avrebbe portato solo durante le vacanze, cosa che diceva ogni volta che glielo chiedeva, e che poi non manteneva. Questa volta, però, glielo chiese così tante volte che, esasperato, il padre accettò:
- Allora, partiremo per Roma. Visiteremo i Castelli Romani, come Frascati e Grottaferrata, poi dovrò lavorare e ti lascerò con una mia amica hostess che ho incontrato in aereo. Poi andremo al Colosseo e a Piazza San Pietro, poi torneremo a casa. Ma sia chiaro, questa è la prima e l’ultima volta che ti porto con me, capito?-
Valerio fece sì con la testa.
Il giorno dopo s’imbarcarono sul volo “Bolzano-Ciampino” e, arrivati a destinazione, affittarono una macchina e partirono verso Grottaferrata, che a Valerio sembrò molto graziosa. In seguito andarono a Frascati, dove Pietro, padre di Valerio, lo lasciò a casa della sua amica Laura, che aveva una figlia di nome Giulia.
Il ragazzo fece subito amicizia con Giulia e si misero a parlare: della scuola, degli hobby, dei loro sogni nel cassetto. Scoprirono d’avere entrambi lo stesso sogno nel cassetto. Continuarono a parlare, fino a quando arrivò il padre di Valerio, che, secondo lui, aveva un’espressione strana, più felice.
In macchina, Valerio chiese a suo padre:
- Dove sei andato?
- Cosa t’importa?
Valerio capì che il padre gli stava nascondendo qualcosa, quindi ritentò:
- Dai, mi dici dove sei andato?
- Ok... forse ho trovato un lavoro qui a Roma e ci trasferiremo, forse l’anno prossimo...
- Veramente? Non ci posso credere! Che bello! – Valerio dentro di sé, però, era triste: non avrebbe più potuto viaggiare.
Ma forse c’era una possibilità... certo! Se Giulia fosse riuscita a convincere sua madre, forse lui avrebbe potuto ancora viaggiare.
Dopo aver visitato il Colosseo e Piazza San Pietro, fatto alcune fotografie e mangiato una pizza in un ristorante turistico, fecero rotta verso Ciampino. Salirono sull’aereo di ritorno. Una voce li accolse:
- Buongiorno, mi chiamo Piersandro e sono il comandante dell’aereo, ho una comunicazione urgente da farvi: purtroppo l’aereo ha un guasto, quindi dovrete restare a Roma fino a domani, quando verrà un altro aereo a prendervi. Ci scusiamo per il disturbo.
- Che bello! - esclamò Valerio - così potremo restare un altro giorno a Roma per visitare posti nuovi! – in realtà, a Valerio, l’idea di restare a Roma per un altro giorno, piaceva soprattutto perché poteva stare ancora a parlare con Giulia, che il ragazzo aveva trovato molto simpatica.
Passarono il giorno seguente a visitare Rocca di Papa, poi, di pomeriggio, il padre andò a lavorare, mentre Valerio rimase di nuovo a casa di Giulia, che nel frattempo non era riuscita a convincere la madre a portarla con lei nei suoi viaggi. Valerio in un attimo ritenne esaurite tutte le possibilità future di viaggiare, ma ricacciò nella mente quell’idea per pensare solo a divertirsi. I ragazzi parlarono di vari argomenti, ma soprattutto della bellezza di viaggiare, conoscere il mondo. Quando il papà di Valerio ritornò, il ragazzo fu molto dispiaciuto di tornarsene a casa.
Una volta arrivato a casa, Valerio fu felice di raccontare alla mamma cosa avevano fatto durante quei due giorni e anche la mamma fu molto felice di sapere del trasferimento. Gli ultimi mesi dell’anno scolastico passarono lentamente per Valerio, perché non riusciva a pensare ad altro che a Roma e a Giulia. Il ragazzo studiava e si impegnava meno degli altri anni, ma nonostante questo fu promosso con la media del distinto. Il padre, capendolo, gli chiese che regalo volesse e, se poteva, lo avrebbe accontentato. Lui disse.
- Non so se ti chiedo troppo... vorrei viaggiare con te intorno al mondo.
- Beh, forse ti potrei accontentare. Ok, ma i posti in cui andremo saranno una sorpresa e lo sarà anche la persona con cui andremo...
Intanto a Roma:
- Mamma, ma veramente mi porterai con te in alcuni dei tuoi viaggi?
- Sì, ma dove andremo sarà una sorpresa, poi verrà anche qualcun altro con noi...
Passò qualche giorno e la scuola finì:
- Allora, questa volta vado a Napoli, vieni con me, vero?
- E me lo chiedi? Certo che vengo! Napoli è una città magnifica! Andremo anche sul Vesuvio?
- Naturalmente. Allora, si parte domani, sei contento?
- Contentissimo, grazie papà! - esclamò Valerio. Il dodicenne era molto curioso di sapere chi avrebbe trovato appena arrivato a Napoli, ed aveva già un’idea...
Il giorno dopo, Valerio fu svegliato dal padre, che gli disse:
- Dai, forza, che altrimenti perdiamo l’aereo.
Il ragazzo si alzò di scatto, felice di visitare una nuova città. I due andarono.
Arrivarono all’aeroporto. Valerio chiese al padre:
- Allora, mi dici chi è questa persona misteriosa?
- Lo scoprirai presto, stai tranquillo!
A Valerio non piaceva che il padre gli nascondesse qualcosa, ma continuò a stare calmo perché, dopotutto, il padre gli stava facendo un bel regalo.
Entrarono nell’aereo e partirono. Valerio, dall’aereo, vide Bologna, Firenze, Roma, e finalmente Napoli. Scesero e lontano, come Valerio aveva previsto, videro Giulia e sua madre. Il viaggio a Napoli per Giulia e Valerio fu molto bello. Videro il Vesuvio, poi fecero una passeggiata in centro e, mentre il papà del ragazzo andava a lavorare, la mamma di Giulia, dopo aver affittato una macchina, portò lei e Valerio a visitare la magnifica Reggia di Caserta. Dopo due giorni tornarono a casa. Fu un’esperienza davvero bella. Dopo una settimana passata ad eseguire i compiti delle vacanze, il papà disse a Valerio: - Forza, andiamo all’aeroporto, un nuovo viaggio ci attende. Andremo a Minorca.
- Minorca? Che città è? Dove si trova?
- Non è una città, è un’isola. Fa parte delle isole Baleari insiema a Maiorca e Ibiza. E’ vicino alla Spagna.
- E’ vero! Ora mi ricordo! Le ho studiate a scuola. Sì, sono bellissime, grazie mille, papà.
- Di niente, voglio solo farti felice. Vestiti, che si parte tra due ore. Ah, dimenticavo, portati il costume!
Valerio si andò a preparare. Arrivati all’aeroporto, fecero i biglietti e partirono. Il viaggio fu più lungo delle altre volte, ma non di molto. Arrivati a Valencia, presero un traghetto che li portò a Minorca dove ad aspettarli, come al solito, c’erano Giulia e sua madre. La vacanza durò tre giorni e i quattro si divertirono da matti. Fu un peccato andare via. Tornarono a casa e il padre disse a Valerio:
- Ora niente viaggi per qualche settimana. Devo andare a Roma per vedere delle case belle, anche se ho già una vaga idea...
Valerio era un pò dispiaciuto, ma dovette accettare.
Il giorno dopo, il padre partì. Valerio passò un pò di tempo con la mamma e le raccontò dell’ultima vacanza al mare. La mamma di Valerio, dato l’entusiasmo con cui glielo chiedeva suo figlio, decise di andare con lui e il marito nel prossimo viaggio.
Dopo una settimana, il papà di Valerio tornò a casa e disse felice al figlio:
- Lo sai dove ho trovato la casa?
- L’hai acquistata?
- Sì, e prova ad indovinare dove?
- Uhm, non saprei.
- Forza che ci arrivi.
- Non mi dire che...
- Sì...
- Non mi dire che l’hai presa vicino a quella di Giulia.
- Esatto saremo i loro vicini di casa.
- Sìììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì! – urlò felice Valerio – che bello!
- A proposito, Giulia e sua madre non verranno in Egitto, hanno un impegno.
- Non importa, tanto viene mamma. Andremo in Egitto? Wow, che bello!
-Visiteremo Tebe e Giza, con le piramidi. Dai, si parte domani.
- Sei fantastico, papà.
Il giorno seguente, si imbarcarono sull’aereo per Tebe. Il viaggio fu bello, perché attraversarono tutta l’Italia meridionale ed il Mediterraneo e arrivarono a Tebe.
Videro le tombe dei contadini, dove c’erano delle iscrizioni in carattere geroglifico.
- Chissà cosa c’è scritto? - disse Valerio.
- C’è scritto “Un osso bucato e una tigre” - disse una voce che li fece sobbalzare. - Buongiorno, sono il custode di questo cimitero. Su quelle tombe ci sono scritti gli oggetti che hanno messo nella tomba del defunto, perché gli antichi egizi credevano nella vita dopo la morte.
Chiacchierarono con l’anziano signore, poi andarono a Giza a vedere le piramidi. Erano veramente grandi e maestose.
“Chissà come avranno fatto gli egizi a costruirle” si chiese tra sé e sé Valerio.
Dopo aver visto tutte le piramidi, tornarono a casa. Anche questo era stato un bel viaggio.
Passò una settimana e iniziò il mese di agosto. I genitori di Valerio si occupavano del trasferimento e lui stava tranquillo a guardarli.
Quando fu tutto finito, il ragazzo e la famiglia andarono a Roma e videro la bella casetta, tutta arredata.
Valerio andò a salutare Giulia, che disse:
- Lo sai, faremo insieme la seconda media, non è fantastico?
- Sì, naturalmente. Hai chiesto a tua madre...
- Certo - disse contenta la ragazza - ha accettato, e lo ha fatto anche tuo padre. Potremo viaggiare insieme.
- Che bello!
I due ragazzi, senza farsi vedere da nessuno, si diedero un bacio sulle labbra.
Così i due ragazzi viaggiarono insieme ogni volta che fu possibile e finalmente il loro sogno si avverò: riuscirono a conoscere il mondo.

Lorenzo




















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